martedì 24 novembre 2015

Una passione, un sogno e ... Le Genovesi Ericine



"Se puoi sognarlo, puoi farlo." 
(Walt Disney)

Della storia della Signora  Maria Grammatico di Erice non sapevo nulla.
Non sapevo neppure di essere entrata nella sua pasticceria, attratta dalle vetrine "old style" che farebbero la gioia di tutte le food blogger che si definisco tali.
Ma che io non sia una food blogger, o forse sarebbe meglio dire che lo sono  ma del tutto atipica, lo so da quando timidamente mi sono affacciata in questo mondo a me sconosciuto.


E me lo ripeto tutte   le volte che mi domando - cosa ci faccio io con un blog -  visto che lo lascio spesso abbandonato a se stesso presa dalle priorità  che riempiono le mie giornate. 
Ma questa è un'altra storia, una storia mia , una divagazione del pensiero,  che di fatto non c'entra nulla.
 

Ero nella pasticceria di Maria Grammatico, dicevo, e non lo sapevo.
L'ho scoperto però prima di uscire.
Lei, la Signora Maria, ha appreso l'arte della pasticceria dalle suore di clausura di Erice, dove ha trascorso l'infanzia insieme alla sorella,  e lo ha fatto rubando con gli occhi quei trucchi e quegli insegnamenti che le suore, gelose del loro saper fare, non lesinavano, neppure con la parsimonia di chi di tempo a disposizione, ne ha da dare. 
Ed è una vera fortuna che la passione e la voglia di riscattarsi giochino ruoli fondamentali nella vita. 
Ne sono sempre stata più che certa. 
La Signora Maria seguendo un sogno ed una passione, ha creato dolci che sono tra i  più buoni e caratteristici di tutta l'isola. E lo racconta in un libro del quale ho amato subito il titolo , "Mandorle amare"

Le pasticcerie di Maria Grammatico meritano certamente una visita se caso mai , come me, vi troverete  a passare da quelle parti, tra le strette viuzze di Erice (trovate le mie foto qui), che sopra al  monte, si mostra in tutto il suo fascino.  
Così come le sue Genovesi ericine meritano un assaggio, se non altro perchè sono uniche e buonissime e di tutti i dolci che ho assaporato in Sicilia, sono  risultate le mie preferite già dal primo assaggio, quella prima mattina a Trapan, seduta al Caffè del  Corso,  quando ancora ignoravo la  loro storia!

Ingredienti
Per la frolla 
per circa 10 genovesi 
125 g di farina di grano duro
125 g di farina 0
100 g di zucchero
100 g di burro
2 tuorli
20 ml circa di acqua fredda
Per la crema
1 tuorlo
  70 g di zucchero
  20 g amido di mais
  250 ml di latte 
 Buccia grattugiata  di mezzo limone

Mescolate in una ciotola le due farine e lo zucchero. Aggiungete ilburro a pezzetti e con l'aiuto della lama di un coltello, incorporatelo alle farine. Aggiungete un tuorlo alla volta ed infine, l'acqua necessaria per ottenere un impasto omogeneo, le mie farine ne hanno assorbito 20 ml.
Avvolgete l'impasto nelle pellicola e fate riposare in frigo per mezz'ora.
Preparate la crema : sbattete in un pentolino il tuorlo con lo zucchero, sciogliete l'amido di mais in mezzo bicchiere di  latte (a temperatura ambiente) , aggiungetelo a filo sul tuorlo mescolando bene con la frusta, aggiungete infine il latte rimasto e portate sul fuoco.  Cuocete a fiamma bassa mescolando continuamente per circa 10 minuti , finchè non diventi una crema piuttosto densa. 
Versate in un recipiente di vetro, aggiungete la scorza del limone grattugiata, girate, coprite con la pellicola e fate intiepidire.
Riprendete la pasta, stendetela dello spessore di circa mezzo centimetro, con un tagliapasta del diametro di 8 cm (o anche 10 cm) ritagliare tanti dischi di pasta.
Con un cucchiaio, versate  abbondante crema sulla metà dei dischi di pasta, ricoprite con il disco vuoto e sigillate bene i bordi, premendo la pasta al centro per farla aderire alla crema. 
Cuocete in forno caldo  a 180 ° , per circa 20-30 minuti , fino a leggera doratura.
Servite fredde o tiepide, con una spolverata abbondante di zucchero a velo.
Note : La ricetta proviene da  qui e devo dire che si avvicina molto al sapore ed alla consistenza delle originali.
Essendo la prima volta che mi cimentavo nella loro preparazione, ho diviso a metà le dosi degli ingredienti ed ho fatto i dolcetti un poco più piccoli  (8 cm di diametro anzichè 10 cm).
Ecco, se volete un  consiglio, raddoppiate gli ingredienti tranquillamente, sono troppo buone!
Infine, per fare le foto, ho tagliato l'Ericina ancora caldissima e la crema mi è scappata, ma vi assicuro, era molto più abbondante , perchè si deve abbondare nel ripieno!






2 commenti:

  1. Quanta poesia in questa ricetta..un cuore di tradizione racchiuso in una croccante storia :-) Complimenti!

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  2. che delizia questi dolcetti, e che foto incantevoli.....chapeau!

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Grazie per l'attenzione e per i commenti che vorrai lasciarmi :) !
Patrizia