mercoledì 17 dicembre 2014

La pioggia, il gabbiano ed il Parrozzo



La pioggia canta la sua lenta cantilena tra le gocce che scendono dietro la finestra.
Un gabbiano vola basso sbattendo le ali incurante del cielo grigio .
Lo seguo con gli occhi fino a quando lo vedo scomparire inghiottito da orizzonti invisibili.
Chissà dove va,  chissà quale sentiero segue tra quelli del suo essere libero di volare.
Penso che mi piacerebbe essere un gabbiano.
Continuo ad osservare la pioggia, immersa nel  suo ticchettìo lento. 
Fino a quando riemergo dai miei pensieri  distratti e mi concedo una tazza di tè ed una fetta di dolce.
Ho preparato il Parrozzo, la rielaborazione del "pane rozzo" contadino abruzzese ideato da un pasticcere di Pescara, intorno agli anni venti del secolo scorso, il quale dedicò questo dolce all'amico poeta Gabriele D'Annunzio.
Luigi D'Amico, nel suo laboratorio di pasticceria, partì proprio dal pane che i contadini  preparavano, usando la farina gialla di mais, il latte delle greggi e le mandorle di montagna, cotto nel forno a legno, che fece  diventare dolce ma che nella forma e nei colori, proprio quell'antico pane voleva ricordare.
La ricetta originale ancora adesso la corserva l'antica pasticceria, ma penso che ogni buona abruzzese abbia la sua, come io ho la mia , perchè di certo il Parrozzo è il dolce tradizionale natalizio (e non solo), più conosciuto e rappresentativo della mia regione.


Igredienti 
6 uova
150 g di mandorle non spellate
5-6 mandorle amare  (in mancanza qualche goccia di aroma mandorla amara)
150 g di semola
250 g di zucchero
1 pizzico di sale
1 cucchiaino di lievito per dolci
2 cucchiai di liquore amaretto
scorza grattugiata di 1 limone
Per la copertura
150 g di cioccolato fondente
1 cucchiaino di olio di semi di girasole

Come si fa 
Tritate finemente  le mandorle al mixer con un cucchiaio di zucchero prelevato dal totale.
Separate gli albumi dai tuorli. Lavorate i tuorli con lo zucchero fino a quando risulteranno gonfi e spumosi, setacciate le farine con il lievito ed aggiungete al composto di uova insieme all'amaretto e  al limone . Aggiungete infine le mandorle. Otterrete un impasto piuttosto duro.
Montate gli albumi a neve con un pizzico di sale e con una spatola, aggiungeteli un pò alla volta al composto, con movimenti delicati per non smontarli. 
Ungete ed infarinate uno stampo a cupola del diametro di cm 20 , versateci il composto e cuocete in forno preriscaldato a 180° , per circa un'ora. 
Sfornate e  fate reffreddare.
Sciogliete a bagnomaria il cioccolato insieme al cucchiaino di olio di semi di girasole e con un cucchiaio, versatelo sul Parrozzo freddo.
Rigatelo con una forchetta per dargli un aspetto più rustico, fate solidificare il cioccolato. ed il vostro Parrozzo è pronto!

Buon Parrozzo a tutti, se decidete di cimentarvi nella preparazione di questa ricetta, alla prossima,
Patrizia 





10 commenti:

  1. mi è piaciuto seguire con te il volo di quel gabbiano...che voglia di libertà!
    ho imparato qualcosa di nuovo sui dolci tradizionali, peccato non poterlo assaggiare a causa della mia allergia
    amelie

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    1. Ne sono felice Amelie, le tradizioni sono belle da condividere, peccato per la tua allergia... Un bacione e grazie di cuore...

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  2. Non l'ho mai assaggiato ma ti assicuro che mi incuriosisce moltissimo..ha un aspetto divino tesoro, complimenti!
    Splendida l'introduzione, da grande sognatrice quale sono non posso che percepire queste emozioni ^_^
    Buona serata <3

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    1. Siamo in due Consu, due sognatrici che sognano anche da sveglie... Grazie di Cuore carissima, sei sempre tanto cara...Ti abbraccio forte

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  3. Che bontà il parrozzo! L'ho preparato una volta ma poi ho perso il foglietto su cui avevo appuntato la ricetta. Il tuo ha un aspetto stupendo e mi fa venire una gran voglia di sfornarlo di nuovo!
    Buona serata

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    1. Adesso puoi riprovare a farlo Giulia... grazie e un abbraccio ;)

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  4. Ho lavorato nel laboratorio del nipote di Luigi D'Amico, e ho avuto occasione di vedere la produzione dei mini parrozzi, un'esperienza senza pari, perché usano l'antico macchinario creato dal nonno Luigi per la catena produttiva, un'esperienza che mi ha riempito il cuore e dato molto.
    Il tuo è bello e sicuramente buono, l'immagine del gabbiano mi è rimasta nel cuore.
    Grazie del bel regalo anticipato.
    Vale

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    1. Ma che bello, aver lavorato nel laboratorio di Luigi D'Amico, e questo vuol dire che siamo vicine :) !
      Grazie Vale, sono felice di essere riuscita a lasciare un 'emozione, un abbraccio !

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  5. Risposte
    1. In effetti, nella sua semplicità è un dolce da provare :) Ciao Sandra!

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Grazie per l'attenzione e per i commenti che vorrai lasciarmi :) !
Patrizia